In Congo c’è un genocidio in corso. Più di 6 milioni di vittime sono state massacrate tra l’indifferenza generale e con il sostegno degli Stati Uniti e dell’Europa.

Congo

 

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In Congo c’è un genocidio in corso. Più di 6 milioni di vittime sono state massacrate tra l’indifferenza generale e con il sostegno degli Stati Uniti e dell’Europa.

 

Un genocidio è in corso, più di 6 milioni di persone. Sono state massacrate dalle autorità locali tra l’indifferenza generale e con il sostegno degli Stati Uniti e dell’Europa (tutta). Se sei troppo sensibile non continuare a scorrere le immagini nell’articolo ..Ma sappi che dobbiamo denunciare quello che accade anche se passibili di censura mediatica

Centinaia di migliaia di donne e bambine sono state violentate e mutilate dagli eserciti occupanti. E tutto questo per un motivo principale: per cogliere la ricchezza eccezionale di minerali che detiene il sottosuolo del paese.

Conosciamo il metodo, si amplificano alcune notizie e se ne nascondono altre orribili. Si parla molto della crisi dei migranti e del Medio Oriente in questo momento, con la lotta al terrorismo (?), Una lotta piuttosto preoccupante con l’entrata della Russia, che ha detto ad Assad, che non sarà un pizzo, in vista (a tutti?) gli oppositori del presidente siriano. Nel frattempo nascondono deliberatamente ciò che sta accadendo in Congo, però, circolano immagini utili anche a spostare l’attenzione delle anime buone, piangere per la sorte dei migranti poveri rifugiati, dovrebbero tenere qualche lacrima per un genocidio in corso, di cui non parleranno nei vostri media preferiti, che così assumono lamenti selettivi.

 

Genocidio di cui sono complici i nostri dirigenti e la comunità internazionale.

Ma dal momento che la guerra sembra sull’interna Africa, nessuno può accusare gli Stati Uniti e altre potenze occidentali di sfruttare le risorse e le ricchezze del Congo. No, è ancora più conveniente lasciare che i popoli se la sbroglino tra loro. Parallelamente, gli Stati Uniti appoggiano le dittature che crescono nel Congo e la milizia ruandese e ugandese. Allegria.

 

Nel cuore dell’Africa, il Congo è ricco, pieno di materie prime (diamanti, oro, stagno, gas, petrolio, uranio, coltan …), foreste, acqua, donne e uomini di molte tribù riunite sotto una nazione fumetto dei coloni, e che corrisponde storicamente molto poco. In seguito al genocidio in Ruanda, i paesi confinanti hanno beneficiato maggiormente della sfocatura politica e istituzionale del Congo (al confine con il Ruanda) per attaccare da tutte le parti questo enorme paese pieno di tesori.

 

E gli occidentali in tutto questo? La colpa dei dirigenti americani ed europei in merito al genocidio in Ruanda è stata quella di spingere a condurre una politica filo-Ruandese, lasciando sconfinare i ribelli ruandesi, lato congolese, liberi di fare quello che volevano, aiutati da alleati ugandesi e del Burundi.

Ancora più importante, le molte risorse naturali nella RDC sono di vitale importanza per le economie occidentali, in particolare nel settore automobilistico, aerospaziale, high-tech ed elettronico, gioielli … soprattutto il Coltan (il Congo detiene almeno il 60 % delle risorse mondiali) è essenziale nella fabbricazione di componenti elettronici che si trovano nei televisori, computer, smartphone, ma anche alcune armi come i missili! La RDC ha sofferto anche una massiccia deforestazione. I principali importatori? Stati Uniti d’America, Europa, Cina. Non c’è da meravigliarsi.

La povertà sostenuta e le condizioni di vita abiette, lo stupro incessante (e tasso di AIDS ha raggiunto il 20% della popolazione nelle province orientali), spostamenti di popolazione, insulti, epidemie …: sono la strategia della disumanizzazione posta per renderli vittime indifese, una situazione terribile e non ci sono parole abbastanza forti per descriverla.

I dirigenti occidentali hanno così sete di ricchezze da lasciare perpetrare un altro genocidio? Sì, il punto di partenza è perpetrare ed anche coprire un nuovo genocidio. Con le armi, con addestramenti militari svolti dai nostri corpi d’élite. Una cosa: ciò che sta accadendo in Congo, affari politici ed economici nel genocidio, non è determinata unicamente dai congolesi, ma anche da poteri carnivori, avidi di ricchezze e senza considerazione per la gente.

La situazione in Congo potrà essere risolta solo dai congolesi stessi. Ma la comunità internazionale deve urgentemente smettere di sostenere i ruandesi, gli ugandesi e tutte le milizie che perpetuano questo stato di guerra insopportabile, che gli permette loro di mettere le mani sulla ricchezza di un paese, senza dover rendere conto a nessuno.

6 milioni di morti. La metà di loro bambini. Il mondo cosa dice? Libertà? – noi – è indispensabile per guardare in faccia questa vicenda? liberarli? Lasciarli fare. Perché tanta violenza e così poco rumore da parte dei media?

Non è interessante per gli europei? Non è abbastanza sensazionale, questo massacro di milioni di persone? E ‘troppo lontano? Da casa?, Si applica ancora questo atto odioso? Atto nelle vicinanze? Perché nessuna reazione, nessun impatto nell’immaginario collettivo, o di sdegno, rabbia o emozione?

Il nostro dovere come cittadini del mondo è quello di ottenere il messaggio. Far conoscere al mondo. Prima che il mondo si muove. Ci sono colpevoli in Europa, come ci sono in Africa. Il silenzio uccide potente come il suono delle mitragliatrici. Mettiamo tutti gli assassini di fronte alle loro responsabilità.

fonti:

-http://anarchiaunicavia.altervista.org/680-2/

-http://www.tgvallesusa.it/2017/04/genocidio-congo-6-milioni-morti-nel-silenzio-mediatico/

-https://www.ambientebio.it/societa/genocidio-in-congo-coltan/

-https://left.it/2017/07/07/il-genocidio-silenzioso-oltre-sei-milioni-di-morti-in-congo-in-20-anni-nellindifferenza-dei-media/

-http://www.greenreport.it/news/geopolitica/linfinita-guerra-mondiale-del-congo-la-verita-svelata-video-attenzione-immagini-dure/

La Shoa delle donne, incubo senza fine – una delle pagine meno note, ma più raccapriccianti dell’orrore Nazista.

Shoa

 

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La Shoa delle donne, incubo senza fine – una delle pagine meno note, ma più raccapriccianti dell’orrore Nazista.

Un bordello ad Auschwitz per i prigionieri più produttivi, con tanto di turni, tariffe e orari di ingresso. Quella che al primo impatto suona come un’idea assurda rappresenta una triste realtà: nel campo di concentramento simbolo dell’orrore nazista le SS crearono una casa chiusa destinata a particolari categorie di internati.

E non solo ad Auschwitz: simili baracche, ribattezzate Sonderbauten («edifici speciali»), erano attive anche in altri Lager. Atti sessuali forzati a pochi metri da montagne di cadaveri ammonticchiati l’uno sull’altro: un capitolo poco noto nella storia del nazismo riportato ora alla luce da Robert Sommer in Das KZ-Bordell («Il bordello nel campo di concentramento»), un libro presentato al parlamento della città-Stato di Berlino.

A partorire l’idea fu, nel 1942, il capo delle SS Heinrich Himmler, che puntava in tal modo ad aumentare la produttività degli internati, tutto con la fredda regolamentazione tedesca, a cominciare dalla scelta delle donne: si trattava soprattutto di giovani sotto i 25 anni, provenienti da Germania, Polonia o Ucraina («non c’erano italiane») e reclutate per lo più tra quelle internate come «asociali». Rigorosamente escluse per principio, invece, le ragazze ebree.

Ma chi frequentava simili bordelli? Non si trattava né di ebrei, né di prigionieri di guerra sovietici, cui l’ingresso era vietato, né tanto meno di internati «semplici», bensì di cosiddetti Funktionshäftlinge («detenuti-funzionari»), internati che svolgevano compiti di sorveglianza all’interno del Lager, come ad esempio decani o kapò. Gli unici a poter pagare i due Reichsmark richiesti dalle SS.

La visita era disciplinata in modo meticoloso: i prigionieri dovevano presentare domanda, farsi inserire in un’apposita lista, sottoporsi a una visita medica e infine attendere di essere convocati a un appello. Lo stesso rapporto – sorvegliato da alcune SS attraverso degli spioncini – era rigidamente organizzato: 15 minuti per internato.

I casi di gravidanze furono pochi (e accompagnati sempre dall’aborto), dato che le ragazze venivano sterilizzate prima del loro arrivo nel campo di concentramento, oppure le condizioni estreme della loro prigionia le rendeva incapaci di avere figli.

Quando erano malate o sfinite dalla frequenza delle prestazioni richieste venivano rispedite ai lager di origine per diventare cavie degli esperimenti medici o inviate direttamente a Auschwitz per essere uccise con il gas e eliminate nei forni crematori. Alla fine del 1945 molte donne che riuscirono a sopravvivere allo sterminio nazista e tornarono nelle loro case non ebbero il coraggio di raccontare le atrocità subite.

Articolo di: Pietro Frattini
tratto da: https://www.ilmemoriale.it/storia/2017/09/23/la-shoa-delle-donne-incubo-senza-fine.html

Yemen: Parlamento Europeo chiede ancora embargo armi UE contro Arabia Saudita. Approvata nuova risoluzione. L’Italia non può continuare a fare finta di niente, si fermino subito bombe Rwm made in Sardegna!

 

Yemen

 

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Yemen: Parlamento Europeo chiede ancora embargo armi UE contro Arabia Saudita. Approvata nuova risoluzione. L’Italia non può continuare a fare finta di niente, si fermino subito bombe Rwm made in Sardegna!

 

Yemen: Il Parlamento europeo chiede ancora un embargo sulle armi UE contro l’Arabia Saudita: è la terza volta. Approvata oggi nuova risoluzione con 539 voti favorevoli, 13 contrari e 81 astenuti. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini (Pd) da 2 anni disattende le risoluzioni Ue e con essa i Paesi che continuano a rifornire d’armi l’Arabia Saudita. Perché? Roberto Cotti (M5s): “Gentiloni non può più fare finta di niente, si fermino subito le bombe Rwm made in Sardegna!”+++ Ecco il testo della risoluzione…

Allarmati dalla minaccia della più grande carestia del mondo, i parlamentari europei hanno nuovamente chiesto una soluzione politica al conflitto in Yemen e un embargo sulle armi dell’UE contro l’Arabia Saudita. In una risoluzione largamente adottata oggi con 539 voti favorevoli, 13 contrari e 81 astensioni, il Parlamento europeo ha condannato le continue violenze nello Yemen e sottolineato che solo una soluzione politica, inclusiva e negoziata al conflitto può ripristinare la pace. I parlamentari europei hanno ricordato le precedenti risoluzioni sulla situazione umanitaria in Yemen, che invitavano il capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini a lanciare un’iniziativa per imporre un embargo sulle armi dell’UE contro l’Arabia Saudita, viste le gravi accuse all’Arabia Saudita per violazione del diritto umanitario internazionale in Yemen. Infatti, secondo il Parlamento europeo gli Stati membri dell’UE hanno continuato ad autorizzare vendite di armi all’Arabia Saudita da quando il conflitto si è intensificato, in violazione della posizione comune del Consiglio sui controlli sulle esportazioni di armi. Con quella di oggi le risoluzioni sulla situazione di conflitto armato in Yemen (adottate dal Parlamento europeo) sono 4, per tre di esse è stato chiesto esplicitamente l’embargo di armi all’Arabia Saudita. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini (Pd) si è ben guardata dall’adottare politiche in tale direzione. Perchè? Nel mentre, in Italia, al Senato, il Governo si guarda bene dal rispondere alle mie 6 interrogazioni parlamentari (depositate a partire dal 2015).

Le trovate qui:
https://goo.gl/kKJHKv
https://goo.gl/FW2Suy
https://goo.gl/EhP66N
https://goo.gl/dQEv2c
https://goo.gl/vnFUe1
https://goo.gl/HgF4v5

Qui la mozione del M5s (con me primo firmatario) non ancora discussa al Senato: https://goo.gl/T82JjG

Qui il testo della risoluzione del 30 novembre 2017: https://goo.gl/gxy1FJ

Le precedenti risoluzioni:
15 giugno 2017: https://goo.gl/Ahhg8S
25 febbraio 2016: https://goo.gl/4BDQik
9 luglio 2015: https://goo.gl/e27kan

Ecco i passaggi più importanti della risoluzione, di condanna dell’Arabia Saudita e censura verso i Paesi UE che continuano a rifornire di armi l’Arabia Saudita

Il Parlamento europeo,
[…]
considerando che i vari cicli negoziali sotto la mediazione delle Nazioni Unite non hanno ancora portato a progressi significativi nel senso di una soluzione politica nello Yemen; che le parti in conflitto e i loro sostenitori regionali e internazionali, compresi l’Arabia Saudita e l’Iran, non hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco né alcun tipo di soluzione, e che i combattimenti e i bombardamenti indiscriminati proseguono senza sosta; che nessuna delle due parti ha ottenuto una vittoria militare né probabilmente la otterrà in futuro; che la ricerca di una soluzione politica al conflitto, sotto l’egida dell’iniziativa di pace delle Nazioni Unite nello Yemen, dovrebbe essere prioritaria per l’Unione europea e per la comunità internazionale nel suo insieme;

considerando che, secondo le Nazioni Unite, oltre 8 000 persone, il 60 % delle quali civili, sono state uccise e oltre 50 000 ferite, tra cui un numero elevato di bambini, negli attacchi aerei e nei combattimenti sul campo avvenuti dopo l’intervento nel marzo 2015 della coalizione a guida saudita nella guerra civile dello Yemen; che i combattimenti, sia terrestri che aerei, hanno impedito agli osservatori sul campo dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani di accedere all’area per verificare il numero di vittime civili; che quindi il dato relativo ai morti e ai feriti si riferisce soltanto a ciò che l’OHCHR è stato in grado di verificare e confermare;

considerando che la situazione umanitaria nello Yemen è stata ulteriormente acuita dall’imposizione, da parte della coalizione a guida saudita, di un blocco delle frontiere terrestri, marittime e aeree del paese il 6 novembre 2017; che il porto marittimo di Aden e il valico terrestre di al-Wadea al confine saudita-yemenita sono stati riaperti; che però sono ancora sottoposti al blocco i porti di Hodeida e Saleef, nonché l’aeroporto di Sana’a, conquistati dai ribelli houthi nel marzo 2015, attraverso i quali entra nello Yemen circa l’80% delle importazioni, compresi i beni commerciali e umanitari; che, stando all’allarme lanciato dalle agenzie umanitarie, se il blocco non sarà revocato, lo Yemen si troverà di fronte alla più grande carestia mai vista al mondo in decenni, che mieterà milioni di vittime;

considerando che gli attacchi aerei guidati dalla coalizione a Sana’a e nei suoi dintorni si sono intensificati nelle ultime settimane, provocando vittime tra i civili e la distruzione delle infrastrutture; che l’Arabia Saudita è accusata di aver compiuto decine di attacchi aerei uccidendo e ferendo civili indiscriminatamente in violazione delle leggi di guerra, anche attraverso l’uso di munizioni a grappolo vietate a livello internazionale; che i ribelli houthi hanno lanciato missili balistici sul principale aeroporto civile internazionale di Riyadh il 4 novembre 2017; che quest’anno altre decine di razzi sono state lanciate sul territorio saudita; che le leggi di guerra vietano attacchi deliberati e indiscriminati contro i civili; che tali attacchi sono considerati crimini di guerra e chi li commette può essere perseguito;

considerando che esiste un embargo internazionale sulle armi contro le forze houthi/Saleh sostenute dall’Iran; che, secondo la 18a relazione annuale dell’UE sulle esportazioni di armi, gli Stati membri dell’Unione hanno continuato ad autorizzare il trasferimento di armi verso l’Arabia Saudita a seguito dell’inasprimento del conflitto, in violazione della posizione comune 2008/944/PESC dell’8 dicembre 2008 sul controllo delle esportazioni di armi; che, nella sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen, il Parlamento ha chiesto al VP/AR di avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita, conformemente alla posizione comune 2008/944/PESC;

considerando che ai giornalisti viene ripetutamente impedito l’ingresso nello Yemen, in particolare dalla coalizione a guida saudita, anche proibendo loro di imbarcarsi sui voli per aiuti umanitari delle Nazioni Unite diretti nella capitale Sana’a, controllata dai ribelli houthi;

considerando che la decisione di aggiungere talune persone alle liste di obiettivi delle operazioni con droni è spesso adottata senza alcun mandato od ordinanza di un tribunale; che la definizione di taluni individui come obiettivi e la loro successiva uccisione sono eseguite senza giusto processo;

Il Parlamento europeo,
[…]
condanna con la massima fermezza le violenze incessanti nello Yemen e tutti gli attacchi ai danni dei civili e delle infrastrutture civili, i quali costituiscono crimini di guerra; esprime profonda preoccupazione per l’allarmante deterioramento della situazione umanitaria nello Yemen; deplora profondamente la perdita di vite umane causata dal conflitto e le estreme sofferenze di quanti sono privati dell’aiuto umanitario e dei beni di prima necessità, sono rimasti coinvolti negli scontri, sono sfollati o hanno perso i loro mezzi di sostentamento, ed esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime; ribadisce il suo impegno a continuare a sostenere lo Yemen e il popolo yemenita;

deplora il blocco dei porti, degli aeroporti e delle frontiere yemenite da parte dell’Arabia Saudita e degli alleati della sua coalizione, che ha determinato un ulteriore peggioramento della situazione nel paese; ritiene che le misure adottate dalla coalizione per riprendere le operazioni nel porto di Aden e aprire il valico di frontiera di al-Wadea costituiscano un passo nella giusta direzione; esorta la coalizione a garantire la ripresa immediata delle attività dei porti di Hodeida e Saleef e l’apertura delle frontiere terrestri per gli aiuti umanitari e la fornitura di beni commerciali di base;

condanna gli attacchi aerei indiscriminati guidati dalla coalizione che provocano vittime civili, compresi bambini, e la distruzione di infrastrutture civili e sanitarie; deplora gli attacchi ugualmente indiscriminati ad opera degli Houthi e delle forze alleate, che hanno comportato la morte di civili e hanno trasformato ospedali e scuole in basi utilizzate da tali gruppi per organizzare gli attacchi;

condanna gli attacchi missilistici indiscriminati contro le città saudite, in particolare quello al principale aeroporto internazionale civile di Riyadh, Re Khalid, del 4 novembre 2017, da parte delle forze houthi/Saleh;
invita tutte le parti a rispettare il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale in materia di diritti umani, a garantire la protezione dei civili e ad astenersi dall’attaccare direttamente le infrastrutture civili, in particolare le strutture sanitarie e gli impianti idrici;

ricorda che gli attacchi deliberati contro i civili e le infrastrutture civili, compresi gli ospedali e il personale medico, equivalgono a una grave violazione del diritto internazionale umanitario; esorta la comunità internazionale ad adottare provvedimenti affinché i responsabili delle violazioni del diritto internazionale nello Yemen siano perseguiti penalmente a livello internazionale; sostiene pienamente, a tale proposito, la decisione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite di svolgere un’indagine approfondita sui crimini commessi durante il conflitto nello Yemen;

invita il Consiglio a promuovere con efficacia il rispetto del diritto internazionale umanitario, come stabilito nei pertinenti orientamenti dell’Unione; ribadisce, in particolare, la necessità che tutti gli Stati membri dell’UE applichino rigorosamente le disposizioni sancite nella posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio; ricorda, in tale contesto, la sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen, nella quale chiede al VP/AR di avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto internazionale umanitario da parte di tale paese nello Yemen e del fatto che continuare a rilasciare licenze di vendita di armi all’Arabia Saudita costituirebbe quindi una violazione della posizione comune 2008/944/PESC;

 

Fonti:

https://mobile.twitter.com/cotti5stelle/status/936344263234899968/photo/1

https://www.facebook.com/robertocottisenato/photos/a.267155193428976.1073741828.267149540096208/1323621321115686/?type=3&theater

Da “Marcisci presto” a “Mi sa che farà schifo anche ai vermi” – Gli accorati messaggi di solidarietà della Rete per la morte di Totò Riina.

 

Totò Riina

 

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Da “Marcisci presto” a “Mi sa che farà schifo anche ai vermi” – Gli accorati messaggi di solidarietà della Rete per la morte di Totò Riina.

 

Da Twitter:

 1   Totò Riina. Mi sa che farà schifo anche ai vermi…
“Marcisci presto”, nessuna pietà per Riina

“Morto Riina: mi auguro abbia anche sofferto“. E ancora, “doveva essere ammazzato prima”, “marcisci presto”. Nessuna pietà per Totò Riina, il ‘Capo dei capi’ di Cosa Nostra morto alle 3.37 di questa mattina dopo 24 anni di carcere. La notizia del decesso del boss diventa infatti nuova materia di dibattito e scherno, con decine e decine di tweet e post che testimoniano tutta la rabbia degli utenti contro il mafioso, per la cui morte “oggi bisogna solo festeggiare”.

Un’esplosione di frasi su Twitter e Facebook, tutte (salvo rarissime eccezioni che invocano il silenzio ma non certo il perdono) cariche di disprezzo verso il mafioso responsabile di omicidi e attentati, al quale non si risparmia neanche l’insulto postumo: “Ci ha messo pure tanto, alla fine era ora che smettesse di rubare ossigeno a chi se lo merita davvero“; “Così dovrebbero morire i mafiosi: anni in un buco a morire tra atroci sofferenze, soli e disprezzati, senza alcun briciolo di potere. Che la terra non ti sia lieve”; “Finalmente Riina è morto. Marcisci presto”, “Dovevi crepare prima pezzo di merda”. Questi solo alcuni dei pensieri degli utenti, che sulla morte del boss scherzano – “Ora insegna agli angeli ad usare il C4”, “chissà se salutava sempre” – e festeggiano, perché “se il buongiorno si vede dal mattino, io oggi inizio sorridendo”.

E in mezzo a tanta rabbia, spuntano anche pensieri per quanti sono morti per mano del capo di Cosa Nostra e il cui ricordo rischiava di essere sovrastato dal clamore della notizia: “Quando muore un assassino noi ricordiamo le vittime”; “Oggi il sorriso di Falcone e Borsellino è il nostro sorriso”; “Riina è morto – scrive ancora un altro utente -. Sono germogliati fiori a Capaci e in via D’Amelio a Palermo“.

Totò Riina in fin di vita proprio quando compie 87 anni… Com’è che non ci dispiace per niente? Almeno a noi che avremmo preferito vedere Falcone e Borsellino arrivare a 87 anni!

 

 

 

Totò Riina

 

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Totò Riina in fin di vita proprio quando compie 87 anni… Com’è che non ci dispiace per niente? Almeno a noi che avremmo preferito vedere Falcone e Borsellino arrivare a 87 anni!

Crediamo che già avrete fatto caso che quando qualcuno trapassa improvvisamente, quasi per miracolo, diventa una brava persona. Gli elogi funebri sono l’apoteosi del rimpianto per “brave persone”, quasi che i figli di puttana siano immortali.

Vogliamo che sia così anche per Totò Riina? alla faccia di tutta la “carità cristiana” che ci è stata inculcata, finalmente si toglie dalle balle!

Triste che proprio quando compie 87 anni le sue condizioni di salute peggiorino? Triste un cazzo! Noi avremmo voluto vedere Falcone e Borsellino arrivare a 87 anni!

Quindi fanculo moralismi, ci siamo tolti dalle palle un pezzo di m….!

Da La Repubblica:

Mafia, Totò Riina in coma farmacologico dopo due interventi

Proprio quando compie 87 anni, Salvatore Riina, il capo dei capi di Cosa nostra al 41 bis dal 1993, è ricoverato in gravissime condizioni. Nei giorni scorsi è stato sopposto a due interventi, nel secondo sono intervenute pesanti complicazioni che hanno reso necessaria una pesante sedazione.

Riina è ricoverato nel Reparto detenuti dell’ospedale di Parma. Suo figlio Salvo gli fa gli auguri su Facebook: “Per me tu non sei Totò Riina, sei il mio papà. E in questo giorno per me triste ma importante ti auguro buon compleanno papà. Ti voglio bene, tuo Salvo”. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha firmato un permesso per la moglie e i figli del padrino, potranno stargli vicino.

Riina sta scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi, quella di viale Lazio del 1969, quelle del 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sua la scelta di lanciare un’offensiva armata contro lo Stato nei primi anni ’90. Mai avuto un cenno di pentimento, irredimibile fino alla fine, solo tre anni fa, parlando in carcere con un co-detenuto, si vantò dell’omicidio di Falcone. Intanto, continuava a minacciare di morte i magistrati, in particolare il pubblico ministero del processo “Trattativa” Nino Di Matteo.

«Ma ora che Totò Riina è in coma farmacologico spero che non lo lascino morire in carcere da detenuto», dice Claudio Fava, il figlio di Giuseppe, il giornalista ucciso dalla mafia nel 1984, oggi è vice presidente della commissione antimafia. «La differenza tra loro e noi è che a noi non serve alcuna vendetta. E che la dignità della morte va riconosciuta anche a chi l’ha negata alle proprie vittime».

Nel luglio scorso, i legali del boss avevano chiesto al tribunale di sorveglianza di Bologna di differire la pena o di sostituirla con gli arresti domiciliari, per le gravi condizioni di salute. I giudici avevano respinto l’istanza, anche perché dal novembre 2015 il capo dei capi è in una stanza-cella tra le corsie del “Maggiore”, tenuto sotto controllo da uno staff di medici e infermieri. La Cassazione aveva comunque ribadito il diritto del boss a «morire dignitosamente», era sembrata un’apertura per i domiciliari. Ma il tribunale di sorveglianza di Bologna ha ribadito il carcere. Durante l’estate il capo dei capi era ancora lucido, girava in stanza su una sedia a rotelle. In quei giorni, una visita a sorpresa della commissione antimafia chiuse le polemiche: «Riina è assistito al meglio – disse la presidente Rosi Bindi – gli è ampiamente assicurato il diritto ad una vita dignitosa e, dunque, a morire, quando ciò avverrà, altrettanto dignitosamente a meno che non si voglia postulare l’esistenza di un diritto a morire fuori dal carcere non riconosciuto dalle leggi».

tratto da: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/11/16/news/mafia_salvatore_riina_in_coma_farmacologico_dopo_due_interventi-181277380/

Siamo alla follia – Al Parlamento Europeo Forza Italia e Pd votano a favore dell’invasione dei prodotti cinesi! È il colpo di grazia per le imprese italiane!

prodotti cinesi

 

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Siamo alla follia – Al Parlamento Europeo Forza Italia e Pd votano a favore dell’invasione dei prodotti cinesi! È il colpo di grazia per le imprese italiane!

 

Forza Italia e Pd votano l’invasione cinese: è un suicidio per le imprese italiane

L’Europa ha scelto il suicidio. Il nuovo regolamento antidumping (speculazioni commerciali con vendita di prodotti a prezzi stracciati) approvato dal Parlamento europeo con i voti favorevoli di Forza Italia e Partito Democratico è un boomerang per le imprese italiane, soprattutto per quelle piccole e medie. Le nuove regole sono “country neutral” trattano cioè tutti i Paesi membri del WTO in maniera neutrale, ma non è così! Anche i bambini sanno che in Cina la produzione è dopata da sovvenzioni pubbliche, i costi dell’energia sono bassissimi, gli standard ambientali sono fantascienza e le condizioni dei lavoratori sono pessime. Grazie a tutto questo le aziende cinesi riescono a produrre e vendere a prezzi stracciati. Per le nostre imprese competere con loro è quasi impossibile!

La Commissione europea ha dichiarato che non vi saranno oneri aggiuntivi per le imprese europee, ma l’onere della prova – ormai in capo alla stessa Commissione – indebolirà le nostre difese. Cosa farà la Commissione europea quando le imprese cinese non forniranno i dati che provano la concorrenza sleale? Con quali strumenti valuteranno e interpreteranno le leggi cinesi? Come fanno a controllarle? La verità è che l’Europa avrà strumenti di difesa commerciale indeboliti, che potranno essere attivati solo quando la sovrapproduzione cinese avrà già invaso il mercato europeo, quando comunque le imprese avranno già macinato perdite e probabilmente sarà troppo tardi. Purtroppo per le nostre imprese i nodi verranno al pettine presto. 

di David Borrelli, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“molte volte ci troviamo a votare su questioni la cui incidenza sulla vita della gente comune appare assai limitata o percepibile solo dagli addetti ai lavori. Ma questo voto è di natura ben diversa: il suo risultato inciderà direttamente e per lungo tempo su tutti i cittadini europei e sulla stragrande maggioranza delle nostre imprese. E’ un voto importante, di più: è un voto determinante.

Sbagliare questa scelta è cosa grave e comporterà conseguenze pesanti. Sin dall’inizio abbiamo cercato di richiamare tutti alla delicatezza di tale tema. Abbiamo messo in evidenza come la scelta dei modi e dei tempi per adeguare la legislazione europea alle richieste della Cina sia stata priva di visione strategica, condizionata da interessi di parte e destinata ad essere inefficace.

La nuova metodologia proposta sta mostrando i suoi pesanti limiti prima ancora di essere approvata. E questo per due ragioni:

1) il governo cinese ha già annunciato che si opporrà in sede WTO alla riforma.
2) l’ultimo Congresso del Partito Comunista Cinese ha chiaramente indicato che la Cina intende aumentare il controllo dello Stato sulla sua economia interna e “avere voce in capitolo” sulle imprese straniere che operano in Cina.

La Cina si sta delineando una potenza economica che in nulla si è avvicinata all’economia di mercato come intesa dall’Occidente. Quali implicazioni avrà tutto questo per l’Europa? Intere categorie industriali hanno dichiarato che in massimo 5/7 anni non saranno più in grado di arginare la concorrenza aggressiva delle industrie cinesi.

Questa nuova metodologia non rafforza la legalità economica ed espone all’incertezza l’industria europea, in particolare le PMI. Dobbiamo avere il coraggio di dire che nel momento in cui la nostra forza non starà più nella certezza delle regole, ma nell’ambiguità e nella discrezionalità della Commissione, l’Europa sarà più debole.

Pertanto, onorevoli colleghi, vi chiedo di votare contro e di farlo nello spirito della risoluzione votata nel maggio 2016, i cui punti fondamentali sono stati disattesi da Commissione e Consiglio perché:

– questa metodologia riconosce alla Cina de facto lo status di economia di mercato
– gli Stati Uniti intendono restare coerenti con la distinzione tra Paesi MES e paesi Non MES in linea con le disposizioni del Protocollo di adesione della Cina al WTO.
– non è stato fatto nessun concreto passo in avanti sul rafforzamento degli strumenti di difesa commerciale”.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/11/forza-italia-e-pd-vo.html

Quando la Cassazione diede ragione a Fabrizio De Andrè: “Rubare per fame non è reato” – “annullata condanna a senzatetto sorpreso a rubare cibo”

Fabrizio De Andrè

 

 

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Quando la Cassazione diede ragione a Fabrizio De Andrè: “Rubare per fame non è reato” – “annullata condanna a senzatetto sorpreso a rubare cibo”

C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”.

Così cantava Fabrizio De André nella splendida canzone “La mia ora di libertà”. Ora gli danno ragione anche i giudici della Cassazione, che hanno completamente annullato la condanna per furto inflitta dalla Corte di Appello di Genova a un giovane straniero senza fissa dimora. Il ragazzo –come raccontava Repubblica Genova in questo articolo – era stato sorpreso a rubare un pezzetto di formaggio e una confezione di würstel, dal valore complessivo di 4 euro e 7 centesimi.

“Il fatto non costituisce reato”, ha affermato la Cassazione, sostenendo che non è punibile chi, spinto dal bisogno, rubi al supermercato piccole quantità di cibo per “far fronte” alla “imprescindibile esigenza di alimentarsi”.

Nel febbraio del 2015 i giudici della Corte di Appello avevano confermato la pena, già inflitta in primo grado, a sei mesi di reclusione, con la condizionale, e una multa di 160 euro. Con il verdetto di oggi la Suprema Corte ha definitivamente scagionato l’uomo, un ucraino di trent’anni.

A fare ricorso in Cassazione non è stato il giovane senza fissa dimora, Roman Ostriakov. Il ricorso lo ha fatto il Procuratore generale della Corte di Appello di Genova che chiedeva che l’imputato fosse condannato non per furto lieve, come stabilito in primo e secondo grado, ma per tentato furto dal momento che Roman era stato bloccato prima di uscire dal supermercato, dopo essere stato notato da un cliente che aveva avvertito il personale vigilante.

Il clochard alla cassa aveva pagato solo una confezione di grissini, non i würstel e le due porzioni di formaggio che si era messo in tasca. La sentenza degli ermellini – numero 18248 della Quinta sezione penale – non riporta l’entità della pena inflitta a Roman, che aveva già dei precedenti di furti di generi alimentari di poco prezzo perché spinto dalla fame. Ad avviso dei supremi giudici, quello commesso da Roman è un furto consumato e non tentato, ma – a loro avviso – “la condizione dell’imputato e le circostanze in cui è avvenuto l’impossessamento della merce dimostrano che egli si impossessò di quel poco cibo per far fronte a una immediata e imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità”. Così è stata annullata senza rinvio la sentenza di condanna inflitta in appello il 12 febbraio del 2015 “perché il fatto non costituisce reato”. Il collegio degli ermellini è stato presieduto da Maurizio Fumo, il consigliere relatore è Francesca Morelli. Anche la Procura della Cassazione aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della decisione dei ‘severi’ magistrati genovesi.

http://De Andrè sulla libertà e le ingiustizie del potere.

QUANDO VAURO DISTRUSSE SALVINI – “…siccome non vengo pagato con soldi pubblici mi posso permette il lusso di non interloquire con un individuo che io disprezzo moralmente profondamente …un istigatore di odio, razzista e fascista”

 

SALVINI

 

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QUANDO VAURO DISTRUSSE SALVINI – “…siccome non vengo pagato con soldi pubblici mi posso permette il lusso di non interloquire con un individuo che io disprezzo moralmente profondamente …un istigatore di odio, razzista e fascista”

“Sono buonista e radical chic, ma io non interloquisco con un individuo che disprezzo moralmente profondamente”, dice Vauro a Salvini rincarando la dose con un “fascista e razzista”.

Ecco i nomi delle aziende italiane che mangiano vergognosamente sulle guerre e sui morti!

guerre

 

 

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Ecco i nomi delle aziende italiane che mangiano sulle guerre

 

Vergognosa ipocrisia, profughi che scappano dalla guerra, associazioni umanitrarie che raccolgono fondi che adesso si sa dove finiscono… ma la verità è ancora una, In Italia il potere marcia sulla guerra più che in ogni altro paese. Prima di trutto sui profughi, c’è chi ha messo da parte milioni di euro, poi sulla guerra e sulle armi. La relazione annuale del governo sull’export militare italiano 2015 – appena trasmessa al Parlamento e anticipata da Nigrizia – mostra un aumento del 200% per le autorizzazioni all’esportazione di armamenti il cui valore complessivo è salito a 7,9 miliardi dai 2,6 del 2014, un dato senza precedenti. Boom verso Paesi in guerra, in violazione, attraverso vari escamotage, della legge 185/1990: il volume di vendite autorizzato verso l’Arabia Saudita è salito a 257 milioni dai 163 del 2014: +58%. Cresce il ruolo delle banche, Unicredit la più attiva

A conti fatti quindi, nell’ultimo anno è triplicata la vendita di armi italiane all’estero e sono aumentate le forniture verso Paesi in guerra: in particolare quelle verso l’Arabia Saudita, condannata dall’Onu per crimini di guerra nel conflitto in Yemen e per la quale il Parlamento europeo ha chiesto un embargo sulla vendita di armamenti, ma noi le leggi le rispettiamo solo se c’è da ridurre le quote latte o da cedere òle nostre spiagge alla Germania.

Cresce anche l’intermediazione finanziaria delle principale banche italiane,Intesa e Unicredit, e tra i piccoli istituti coinvolti compare ancora Banca Etruria e una banca libica.

Come si legge nella relazione, “i settori più rappresentativi dell’attività d’esportazione sono stati l’aeronautica, l’elicotteristica, l’elettronica per la difesa (avionica, radar, comunicazioni, apparati di guerra elettronica), la cantieristica navale ed i sistemi d’arma (missili, artiglierie), che hanno visto, nell’ordine: Alenia Aermacchi, Agusta Westland, GE AVIO, Selex ES, Elettronica, Oto Melara, Intermarine, Piaggio Aero Industries, MBDA Italia e Industrie Bitossi ai primi dieci posti per valore contrattuale delle operazioni autorizzate. La maggior parte di queste aziende sono di proprietà o in varia misura partecipate dal Gruppo Finmeccanica”.

Ma il dato politicamente più importante è il boom di vendite verso Paesi in guerra, in violazione, attraverso escamotage, della legge 185/1990 che vieta l’esportazione e il transito di armamenti verso Paesi in stato di conflitto e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Un sotterfugio che un ex ministro della Difesa di nomeSergio Mattarella denunciò anni fa come “un grave svuotamento delle disposizioni contenute nella legge 185”: il governo può aggirare il divieto di forniture militari a un paese in guerra se con esso ha stipulato un accordo intergovernativo nel campo della difesa e dell’import-export dei sistemi d’arma. Il caso più grave riguarda le forniture belliche alle forze aeree del regime Saudita, che da oltre un anno conducono bombardamenti indiscriminati su città, scuole e ospedali in Yemen che finora hanno provocato almeno 2mila morti civili, per un quarto bambini. Crimini di guerra ripetutamente condannati dal segretario generale dell’OnuBan Ki-moon, che a febbraio hanno spinto il Parlamento europeo ha chiedere un embargo sulla vendita di armi a Riyad.

Il valore dell’export di armi ‘made in Italy’ verso l’Arabia Saudita autorizzato nel 2015 è salito a 257 milioni dai 163 milioni del 2014. Un aumento del 58% attribuibile in gran parte alle tonnellate di bombe aeree prodotte nello stabilimento sardo di Domusnovasdella Rwm Italia S.p.a. e spedite via aerea e navale da Cagliari tra le proteste e le denunce – anche alla magistratura – di parlamentari e pacifisti. Consegne confermate dalla relazione: 600 bombe Paveway da 500 libbre (per 8,1 milioni di euro), 564 bombe Mk82 da 500 e 2000 libre (3,6 milioni), 50 bombe Blu109da 2000 libre (3,6 milioni) e cento chili di esplosivo da carica Pbxn-109 (50mila euro).

A questo si aggiunge il forte incremento del valore delle esportazioni italiane verso l’Arabia Saudita che rientrano tra i programmi intergovernativi di cooperazione militare, saliti nel 2015 a 212 milioni dai 172 milioni del 2014. Il principale programma riguarda i cacciabombardieri Eurofighter usati ogni giorno dalla Royal Saudi Air Force nei suoi raid in Yemen. La fornitura, iniziata anni fa, riguarda l’Italia non solo per la sua partnership industriale nel consorzio europeo (con Finmeccanica), ma anche perché questi aerei, assemblati negli stabilimenti inglesi della Bae System, vengono consegnati facendo scalo all’aeroporto bolognese di Caselle. Nonostante la legge 185/90 vieti anche iltransito di armi destinate a Paesi in guerra.

Anche le forniture belliche italiane verso gli altri paesi che partecipano alla guerra in Yemen a fianco dei sauditi sono proseguite o aumentate: gli Emirati si confermano il principale cliente mediorientale (con 304 milioni come l’anno prima), mentre c’è stato un forte incremento di vendite al Bahrein (da 24 a 54 milioni) e soprattutto al Qatar (da 1,6 a 35 milioni). Il Kuwait, nel 2015 ancora tra i clienti minori, è destinato a scalare la classifica dopo la firma, poche settimane fa, di un contratto multimiliardario per la fornitura di 28 cacciabombardieri prodotti da Finmeccanica.

Ma è boom di export verso tutti i Paesi in guerra, a cominciare da un clamorosa new-entry: l’Iraq, finora mai comparso tra i clienti italiani, esordisce nel 2015 con vendite per 14 milioni (armi leggere e munizioni, quindi Beretta). Impennata di vendite verso laTurchia (da 53 a 129 milioni) che bombarda i curdi fuori e dentro i suoi confini con gli elicotteri T129 costruiti su licenza Finmeccanica; verso la Russia (da 4 a 25 milioni) che continua a ricevere blindati Lince della Fiat-Iveco nonostante l’embargo post-Ucraina, verso il Pakistan (da 16 a 120 milioni) in perenne conflitto con talebani, indipendentisti baluci e con l’India(anch’essa con forniture belliche italiane in aumento da 57 a 85 nonostante la crisi dei marò e la guerra contro la ribellione contadina naxalita). Nota a margine: nel 2015 sono incrementate le vendite all’Egitto pre-caso Regeni (da 32 a 37 milioni), comprese le armi leggere e i lacrimogeni usati dalla polizia del Cairo nelle repressioni di piazza.

Ultimo dato importante che emerge dalla relazione è l’aumento del ruolo d’intermediazione finanziaria delle banche italiane nel business delle forniture belliche. Se la parte del leone rimane alle banche straniere (Deutsche Bank e Crédit Agricole sopra tutte) si fanno strada sia Unicredit (passata dal 9 al 12% delle operazioni) che Intesa Sanpaolo(dal 2 al 7,4%) che Unicredit (dal 9 al 12%). Seguono con percentuali minori Bnl, Ubi (Banco di Brescia, Popolare Commercio e Industria, Regionale Europea) e una sfilza di “popolari” in ordine discendente (Emilia Romagna, Carispezia, Banco Popolare, Valsabbina, Sondrio, Carige, Etruria, Parma e Piacenza, Credito Cooperativo Cernusco S.N. e Versilia e Lunigiana, Spoleto, Friuladria, Bpm) e perfino Poste Italiane.

Nonostante pochi milioni di euro di operazioni, comunque in aumento rispetto all’anno precedente, merita una menzione particolare Banca Ubae: istituto controllato dalla Libyan Foreign Bank (banca offshore specializzata in esportazioni di petrolio dalla Libia) e nel cui azionariato figurano Unicredit, Intesa Sanpaolo, Montepaschi ed Eni.

 

tratto da: http://www.tuteladelcittadino.it/guglielmo-bonanno/2016/07/17/italiani-che-mangiano-sulla-guerra-ecco-i-nomi-dobbiamo-condividere/

Venezuela – I media prima ci hanno raccontato solo bugie, poi non le parlano più. Ecco la verità dal Premio Nobel Rigoberta Menchú: “In Venezuela non è una lotta tra cittadini ma un conflitto per il petrolio”

Venezuela

 

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Venezuela – I media prima ci hanno raccontato solo bugie, poi non le parlano più. Ecco la verità dal Premio Nobel Rigoberta Menchú: “In Venezuela non è una lotta tra cittadini ma un conflitto per il petrolio”

 

Premio Nobel Rigoberta Menchú: “In Venezuela non è una lotta tra cittadini ma un conflitto per il petrolio”

La crisi politica che vive il Venezuela è il prodotto di una lotta per la ricchezza del suo territorio. Lo ha dichiarato mercoledì il Premio Nobel per la pace e attivista indigena per i diritti umani, Rigoberta Menchú, durante la sua visita in Perù. “Il conflitto in Venezuela è un tema profondo e complesso. Non è una lotta tra cittadini. E’ spiegabile dal fatto che in Venezuela è presente petrolio, diamanti, nichel e oro. E’ la parte più ricca del nostro continente”, ha dichiarato Menchú in una conferenza stampa. Lo riporta Radio del sur.
Menchú ha proseguito sostenendo che come Premio Nobel “non ho il potere reale di accompagnare questo processo di dialogo in Venezuela. I difensori dei diritti umani hanno un limite perché non hanno capacità istituzionali”, ha proseguito.

Il Premio Nobel per la Pace si trova in Perù per partecipare al Forum  del Pacto de América Latina por la Educación con Calidad Humana (Palech).

leggi anche:

Gianni Minà: “Il problema non è Maduro, il problema è il petrolio del Venezuela che gli Usa vogliono”

tratto da: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-Premio_Nobel_Rigoberta_Mench%C3%BA__in_Venezuela_Non_%C3%A8_Una_Lotta_Tra_Cittadini_Ma_Un_Conflitto_Per_Il_Petrolio_/82_21867/